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INTRODUZIONE

 Nel villaggio di Sejnene, un paradiso di pace situato sulle colline dell'Atlas, nel nord ovest della Tunisia, le contadine creano un'incredibile tipologia di oggetti artistici in terracotta modellata ispirata alla secolare tradizione dell'artigianato rurale, praticato esclusivamente dalle donne che si tramandano i segreti di madre in figlia.

Le tecniche ancestrali di scultura, di cottura e di decorazione sono rimaste primitive: in un forno in terra e pietra, alimentato da escrementi di vacca essiccati, vengono cotti i prodotti in argilla essiccata al sole e lucidati tramite lo sfregamento di conchiglie.

Prima della cottura i manufatti sono decorati con coloranti rossi e neri a base di piante ed ossidi naturali; linee, punti, croci, triangoli sono i motivi classici ottenuti utilizzando bastoncini di legno e piume di animali.

Sono opere completamente naturali in cui l'impronta manuale, caratteristica principale, conferisce agli oggetti una bellezza di infinita umanità. 

IDEQQI: TRADIZIONE ARTISTICA SPONTANEA

 Le donne berbere dei villaggi rurali, vasaie, tessitrici e ricamatrici, sono depositarie di una cultura e di un “saper fare” che si trasmettono di generazione in generazione.

 Nonostante il crescente interesse che queste produzioni spontanee suscitano un po’ dappertutto, l’esodo dalle campagne verso le città e lo sviluppo di un’economia moderna poco propensa all’artigianato, ostacolano il perpetuarsi di tali tradizioni.

 A nostro parere, in accordo con le tendenze di grandi studiosi europei, è quindi necessario far conoscere al grande pubblico la varietà di oggetti che la terracotta del Maghreb ci offre per valorizzare questo singolare esempio di arte femminile, un’espressione artistica personale che permette di comprendere il variegato genio creativo di semplici artigiane berbere.

 La raccolta IDEQQI DE SEJNENE (che in tamazight, lingua parlata dai Berberi, significa terracotta della regione di Sejnene) si concentra su una vasta collezione di terracotta rurale tunisina, originaria della regione di Sejnene e pone l’accento su questa antica forma di arte autenticamente popolare, ancora largamente ignorata dal grande pubblico.

La terracotta modellata è una testimonianza nello stesso tempo preziosa e fragile di un lontano passato: le forme arrotondate e sagomate ed i magnifici decori dipinti che caratterizzano questi manufatti si ritrovano in molti reperti risalenti al neolitico, oltre che nei caratteri formali e decorativi dei vasi punici e delle terrecotte siciliane.

 La collezione di Nott Shamott mette in luce l’originalità di questi pezzi unici confrontandoli con la ceramica “evoluta”, tipica della zona di Nabeul, sottolineandone l’origine africana da una parte e la forte influenza esercitata nel tempo dall’arte antica dell’area mediterranea dall’altra.

 La purezza delle forme, la semplicità e la spontaneità dei decori conferiscono un fascino particolare a questi oggetti, preziosa testimonianza di un armonico connubio tra la funzione, la forma e il decoro.

 Le decorazioni tipiche, fortemente ispirate dalla simbologia tradizionale, si ritrovano nei tessuti, nei gioielli e nei tatuaggi berberi.

 L’osservatore occidentale, che vive ed opera in una società essenzialmente profana e materialista, rimane colpito dalla geniale funzionalità e dalla magnifica qualità estetica di questi oggetti; tramite un esame approfondito dei manufatti si riesce ad essere proiettati verso la dimensione quasi sacra che ne ha ispirato la realizzazione.

INTERESSE DI STUDIOSI E PUBBLICO

Varie pubblicazioni e numerose esposizioni in Europa (nel 2001 in Spagna, ancora prima a Dusseldorf, attualmente a Parigi presso il Museo di quai Branly) confermano il crescente interesse di ricercatori, musei e collezionisti privati verso questa singolare espressione artistica della cultura tribale tradizionale dell’Africa del nord. 

Per contro in Italia questa produzione artistica è quasi totalmente sconosciuta; tramite una mostra di “terrecotte berbere” potremmo contribuire alla diffusione di questi manufatti, contribuendo in modo reale al perpetuarsi di un’importante tradizione, oggi in pericolo di estinzione. 

TERRACOTTA BERBERA MODELLATA

 La terracotta berbera fu scoperta nelle zone del Maghreb dai colonizzatori circa 130 anni fa.

 Da questo momento in poi ha cominciato a varcare i confini dell’Africa, grazie ad amatori d’arte europei che, collezionando diversi reperti, hanno contribuito a diffonderla nel vecchio continente.

Le sue origini sono state oggetto di numerose ipotesi da parte di innumerevoli ricercatori che hanno di volta in volta elaborato teorie, spesso azzardate, per riuscire a capire le origini di questa espressione artistica ancestrale.

 Quel che è certo è che la terracotta berbera, in virtù delle rudimentali tecniche di fabbricazione utilizzate esclusivamente dalle donne delle tribù, si distingue marcatamente dalle altre produzioni del bacino del mediterraneo (iberiche, greche, latine, cipriote,libiche, egiziane o puniche), e sembra averle precedute.

 Tali influenze di origine mediterranea, che hanno trovato la naturale espressione nell’importantissima produzione ceramica di Nabeul, non hanno avuto tuttavia molta importanza nello sviluppo della terracotta berbera se non a livello generale. 

CONNUBIO DI FORMA E FUNZIONE

La terracotta berbera femminile è diffusa in Nordafrica dal Marocco (Moyen Atlas e Rif) alla Tunisia (regione di Sejnene), interessando la totalità del nord dell’Algeria (dalla regione di Oran alla piccola Kabylie fino all’Aurès).

Gli oggetti, di forme semplici e funzionali, sono realizzate in un contesto esclusivamente familiare per rispondere ai bisogni quotidiani della vita rurale: giare e anfore per trasportare e conservare l’acqua fresca, vasi per conservare il latte e l’olio, piatti, zuppiere, bicchieri e caraffe.

La produzione destinata all’alimentazione presenta una vasta gamma di oggetti destinati alla cottura ed alla presentazione dei cibi: pentole per bollire, couscoussiere, scaldavivande, salsiere e piatti per consumare i pasti. 

Pur essendo essenzialmente utilizzata per i bisogni domestici legati alla cucina, la terracotta berbera contribuisce a migliorare il confort ed il decoro delle abitazioni: le donne fabbricano anche delle piccole lampade a olio che illuminano la casa oltre ai tipici piatti per le feste disposi in bella mostra su appositi scaffali.

 Anche per i bambini si realizzano numerosi oggetti: giochi che rappresentano quasi esclusivamente soggetti animali: polli, piccioni, pesci, anatre, montoni, gatti, cammelli, serpenti e tartarughe. 

TERRACOTTA E CERIMONIE

 Le terrecotte berbere sono indispensabili durante le cerimonie rituali, le nascite e soprattutto i matrimoni.

 Secondo le radicate credenze di superstizione, tipiche di ogni tribù berbera, sono portatori di felicità e fecondità per la coppia che si unisce ed assicurano il buon auguri tramite i forti simboli religiosi che rappresentano.

Durante i matrimoni monumentali lampade a olio dotate da 5 a 7 becchi, realizzate appositamente per l’evento, sono esibite in testa ai cortei nuziali come protezione dalle forze maligne che potrebbero influenzare gli eventi in modo negativo. 

DECORAZIONE E SIMBOLOGIA ANCESTRALE

Scrittura particolare o linguaggio segreto utilizzato dalle donne tra loro, i motivi decorativi delle terrecotte berbere suscitano da sempre un grande interesse di storici, linguisti, etnologi, sociologi e psicologi.

 Ma la loro interpretazione non è sempre da considerarsi una scienza esatta.

 Nonostante le ricerche incessanti, è ancora difficile determinare precisamente ed univocamente la loro effettiva origine, anche dal punto di vista temporale.

I decori semplici e puri utilizzati dalle donne berbere, spesso ispirati dagli elementi naturali ambientali – sole, luna, montagne, animali, grotte – rivelano senza dubbio una simbologia legata alla religione ed alla superstizione, espressione diretta della fertilità della terra e della fecondità delle donne.

 I motivi ed i loro colori non sono tuttavia legati al caso o alla sola ispirazione dell’artigiana; al contrario sono la diretta espressione di un codice linguistico tribale, testimonianza di elementi culturali profondi sui quali si basa la tradizione del popolo berbero.

 Tutte le decorazioni, di chiara origine arcaica, sono formate da una composizione esatta di figure geometriche elementari: croci, quadrati, rettangoli, triangoli, losanghe, e sono identificati con appellativi di derivazione naturale: “farfalla”, “uccello”, “mosca”, “serpente”, “scorpione”; esprimono tutti dei significati ancestrali legati al bene e al male, all’amore e all’odio, alla verità ed alla menzogna, o ancora alla bellezza ed alla bruttezza.

Una delle forme più frequentemente utilizzate è il quadrato perché rappresenta la perfezione consolidata del mondo terrestre; simboleggia le quattro stagioni, i quattro venti, i quattro punti cardinali, le quattro fasi lunari, i quattro muri della casa e le quattro tappe dello sviluppo dell’uomo (infanzia, gioventù, maturità e vecchiaia).

 Il quadrato è l’immagine del territorio limitato dall’orizzonte; più quadrati affiancati a formare una scacchiera rappresentano i campi coltivati e simboleggiano la fertilità della terra.

Secondo l’interpretazione di autorevoli studiosi di arte nordafricana il quadrato è l’occhio della pernice, l’uccello benefico portatore di baraka (fortuna), intermediario tra il cielo e la terra.

La terracotta berbera decorata esprime generalmente tre fondamentali caratteristiche: è ornamentale perché destinata ad abbellire le case; è identificativa perché ciascun villaggio ha la propria tipica decorazione; è simbolica perché i pictogrammi sono costituiti da segni magici e protettivi per la comunità.

 Gli stessi segni linguistici caratterizzano tutte le espressioni artistiche dei lavori femminili delle tribù: i tessuti, i gioielli ed i tipici tatuaggi che ancora oggi le anziane esibiscono con fierezza sui loro visi.

 Ogni oggetto, in virtù della forma, del colore e delle sue specifiche caratteristiche intrinseche, racconta la storia della sua tribù e quella dei riti e delle superstizioni ancora vive ai giorni nostri.

 Allo stesso modo il colore valorizza la simbologia dell’oggetto: una terracotta berbera può essere considerata un oggetto vivente perché è vestita e tatuata come la donna che l’ha fabbricata. 

DONNE ARTISTE

 Al di la della funzionalità dell'oggetto e del vocabolario simbolico del suo decoro, la creatività dell’artigiana si manifesta con particolare talento nella scelta delle forme, nella libertà di composizione del decoro e nella scelta dei motivi.

 Nelle diverse creazioni le donne trovano uno spazio di libertà che permette loro di dare libero sfogo all’ immaginazione, all’innata creatività ed alla spontaneità di vere e proprie espressioni artistiche. 

GEOGRAFIA

 La fabbricazione degli oggetti in terracotta modellata è un compito esclusivamente femminile come la maternità, la preparazione del cibo e la tessitura.

 Le donne berbere sono vere e proprie vasaie che lavorano nelle loro case e per loro stesse; ricorrono alla vendita degli oggetti solo in caso di effettiva necessità.

 La terracotta modellata berbera è un’attività praticata in tutta l’area geografica del Maghreb ma soprattutto nelle zone rurali e montane, lontane dalle vie di comunicazioni e dalle grandi agglomerazioni urbane.

 I maggiori siti di produzione sono dislocati sulle catene montuose che si succedono dal Marocco alla Tunisia: Moyen Atlas, Rif, Traras, Dahra, Ouarsenis, Chenoua, Grande e Petite Kabylie, Nador, Nementcha, Aurès, Kroumirie (Sejnene), dorsale tunisina e qualche sito del Sahel, del sud della Tunisia e della fascia presahariana.

In ciascuna di tali regioni, generalmente isolate e di non facile accesso, ogni villaggio rappresenta un piccolo mondo artistico, espressione di uno stile decorativo unico, dalle forme e decorazioni caratteristiche.

La particolarità linguistica delle diverse “mechtas” (piccoli agglomerati rurali formati da un manipolo di abitazioni) permette un’immediata e precisa identificazione del luogo di fabbricazione e, addirittura, della vasaia che ha fabbricato l’oggetto.

STORIA

La fragilità della terracotta berbera ed il suo effettivo utilizzo, non decorativo, spiegano il motivo per cui è molto raro trovare degli oggetti particolarmente antichi ed anteriori agli inizi del 1800.

 I reperti originari sopravvissuti fino ad oggi sono rarissimi: rotti in seguito all’uso, danneggiati dalla cottura dei cibi, distrutti durante le guerre tribali, sono spesso stati considerati troppo grossolani per essere collezionati.

 La loro scoperta tardiva ad opera dei colonizzatori francesi, avvenuta tra il 1830 ed il 1900, ha fatto dubitare sull’effettiva origine dell’attività produttiva della terracotta berbera.

 Tuttavia le tipiche tecniche di modellaggio, di decorazione, di cottura, di verniciatura, distinguono decisamente tale produzione spontanea dalle terrecotte realizzate al tornio e cotte al forno di origine mediterranea, dall’oggettistica punica, e dalla tradizione romana.

 L’arcaismo della tecnica di fabbricazione dimostra l’effettiva origine remota: anche gli oggetti più recenti, legati da un'unica filosofia artistica, sono il prodotto di una vera arte “fossile”. 

TECNICA

 Le donne berbere lavorano preferibilmente durante la primavera quando la temperatura è sufficientemente dolce per ottenere una lenta essiccazione dei manufatti, basilare per impedire il formarsi di lesioni causate da un veloce ritiro dell’argilla dovuto al forte calore del sole.

 L’argilla si trova in abbondanza presso tutti i villaggi ed è la materia prima di cui si fa una ricerca quasi segreta; la sua raccolta rappresenta un atto che influisce sull’armonia delle forze oscure della terra, sorgente di fertilità e di fecondità per i Berberi.

 Dopo la raccolta l’argilla viene lavata e depurata da tutte le impurità, poi massaggiata, lavorata e modellata a mano per ridurla sottoforma di rotoli che in seguito vengono sagomati secondo la forma che si vuole ottenere.

 Gli oggetti ottenuti sono incredibilmente lisciati tramite una conchiglia che viene pazientemente sfregata sulla superficie di ognuno con una precisione quasi maniacale.

 Dopo essere stati esposti al sole vengono ricoperti da un sottilissimo strato liscio di argilla bianca o ocra che conferisce una magnifica liscezza e brillantezza; con l’ausilio delle dita o con rudimentali pennelli costituiti da piccoli legnetti appuntiti vengono effettuate le decorazioni nei tre colori bianco, nero o rosso.

 A questo punto, seguendo un preciso rituale, viene preparato il fuoco con escrementi di vacca essiccati e legno aromatico che va a coprire completamente gli oggetti sapientemente posizionati gli uni sugli altri.

 In alcune tribù quando la terracotta è pronta viene ricoperta, ancora calda, da una resina vegetale che conferisce all’oggetto una magnifica brillantezza e lo rende impermeabile e quindi adatto a contenere liquidi.

 Quest’ultima operazione non è realizzata sistematicamente e numerose tribù preferiscono lasciare i manufatti allo stato grezzo.

 In generale la tecnica di fabbricazione è la stessa dappertutto e deriva da una tradizione comune, trasmessa di madre in figlia: la provenienza dalle diverse tribù può essere identificata a seconda della finitura superficiale e del tipo di coloranti ma soprattutto dalle caratteristiche del decoro.

 E’ importante sottolineare che questa tecnica esclude totalmente l’utilizzazione del tornio e del forno, largamente impiegati per le fabbricazioni mediterranee ma deliberatamente ignorate dalle vasaie berbere per perpetuare questa tradizione ancestrale. 

RISCHIO DI ESTINZIONE

 Nonostante una tradizione che si tramanda di madre in figlia, la terracotta berbera è un’arte popolare che oggi tende a perdersi.

Tutto ciò si spiega con l’esodo dalle campagne verso le città da un lato e con lo sviluppo del turismo e di una economia moderna poco propensa a mantenere questo artigianato dall’altro.

 Ciò nonostante le donne berbere, pur conoscendo perfettamente le tecniche di produzione più attuali con materiali ed utensili più moderni, oppongono un deciso rifiuto a questo impiego che tradirebbe la loro cultura ed i loro valori.

 La razionalizzazione della produzione delle terrecotte perderebbe il suo carattere rituale di fabbricazione, soprattutto nella tappa della raccolta dell’argilla che è indiscutibilmente legata alla terra, sorgente di fertilità e simbolo di fecondità.

 

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Ultimo aggiornamento: 21-11-08